CRONACHE ANZOLESI 1860 - 1890
| L'ANNO 1860 E IL REFERENDUM PER L'ANNESSIONE AL REGNO DI SARDEGNA.
E'l'anno in cui si svolge il referendum che diciderà dell'annessione dei territori emiliano-romagnoli al regno di vittorio Emanuele II, evolvendo così in modo positivo una situazione di precarietà politica e istituzionale che mostrava già evidenti segni di cedimento, non essendo possibile protrarre ulteriormente il provvisorio governo delle Regie Province dell'Emilia senza dovere acuire la repressione sui molti scontenti del nuovo regime.
"Ill.mo Signor Priore, Il secondo:
"Anzola, 10 febbraio 1860
Sono avvenimenti, seppur minori, che offrono un quadro abbastanza preciso, in ogni suo aspetto, dell'Anzola degli anni del Risorgimento e di come questo grande avvenimento politico, rivoluzionario e nazionale, trovò spazio nel territorio comunale.
"Governo delle regie province dell'Emilia
POPOLI DELL'ITALIA CENTRALE!
In questa prima fase dei nuovi Comuni, il Sindaco non è eletto direttamente dal Consiglio Comunale ma è nominato con regio decreto direttamente dal governo; occorrerà attendere la ristrutturazione operata nel 1895 per avere l'elezione diretta del capo della comunità da parte del Consiglio.
LA VISITA DEL RE A BOLOGNA
"Municipio di Bologna
RITORNA LA COSCRIZIONE MILITARE OBBLIGATORIA
SEMPRE NELL'ANNO 1860
LA FERROVIA AD ANZOLA
"Ill.mi Signori (al Sindaco e alla Giunta Municipale, ndr) molti abitanti e possidenti del Comune di Anzola hanno conosciuto che mentre sarebbe per riuscire di comodità, e utilità grandissima per il Comune la Stazione ferroviaria in Anzola, questa, arrecherebbe maggior interesse alla Società proprietaria, delle altre due del Lavino e Samoggia, delle quali non ritrae nell'intera annata tanto da poter soddisfare il soldo di due mesi agl'impiegati che è costretta a mantenervi.
Probabilmente quando il Sindaco lesse la petizione ebbe uno sbuffo di insofferenza verso la volubilità dei suoi concittadini, che prima lo invitavano a fare la faccia feroce verso la Società delle ferrovie denunciando ogni sorta di intralcio, per poi invitarlo a chiedere alla stessa Società la possibilità di avere una fermata ad anzola, anche se le firme in calce al documento erano di tale portata da non lasciare dubbi e tentennamenti vari, se non voleva trovarsi a svolgere un altro incarico in brevissimo tempo.
DAL 1861, ANNO DI PROCLAMAZIONE DEL REGNO D'ITALIA
LA GUARDIA NAZIONALE
"Proposta di applicazione di una multa ai mancanti degli'inviti all'Uffizio Comunale
A questo primo fallimento dell'ufficio statistica non sono estranei i parroci e gli esponenti politici maggiormente legati al vecchio regime, e se da un lato il clero fa di tutto per creare dei problemi al nuovo ordinamento politico e non intende affatto uscire da ruolo che ha svolto fino ad allora nei riguardi degli atti anagrafici della popolazione, dall'altro lato la parte più conservatrice e clericale della borghesia agita in continuazione lo spauracchio della coscrizione obbligatoria per fare fallire la creazione di un riferimento laico alla vita sociale del paese.Se i parroci intendono mantenere la Chiesa come principale riferimento degli anzolesi dal battesimo alla morte, sono validamente coadiuvati dai vecchi detentori del potere pontificio che usano, a tale scopo, proprio l'argomento che tocca maggiormente la sensibilità dei contadini e artigiani terrorrizzati dalla prospettiva di perdere l'aiuto dei figli a causa del servizio militare.
"Proposta di istituzione di un Mercato Settimanale nel Capo-Luogo Comunale".
GLI ANNI SUCCESSIVI ALL'UNITA D'ITALIA
SI CONSOLIDA IL NUOVO STATO UNITARIO
Assistiamo così al crescere di uno scontro frontale nel quale Stato e Chiesa utilizzano ogni mezzo pur di imporre la prevalenza dell'uno sull'altro, con i parroci che inducono gli esponenti risorgimentali a ritrarre il loro operato in punto di morte e lo Stato che risponde incrementando le indagini poliziesche sui parroci stessi. I problemi che la vecchia classe di potere creava in quegli anni alle nuove istituzioni gorvernative non si limitavano ai fatti verbali, ma assistiamo ad una vera e propria cospirazione che non tralasciava occasione per manifestarsi. Il 20 maggio 1862, avuto sentore del lavorio politico che i parroci svolgevano contro il nuovo ordinamento istituzionale, la Regia Delegazione Mandamentale di pubblica sicurezza di S.Giovanni in Persiceto scriveva al Sindaco di Anzola:
"Alla Regia Delegazione Mandamentale di Pubblica Sicurezza di S.Giovanni Persiceto Fra l'inverno 1861 e la primavera 1863 registriamo il maggior punto di frizione fra il nuovo ordinamento e gli esponenti della vecchia classe politica, che non tralasciano occasione per dimostrare l'inefficenza del nuovo governo e per screditare la laicizzazione degli apparati amministrativi dello Stato. Il Governo usa l'arma della polizia e della Prefettura, l'opposizione clericale e filo pontificia usa i parroci come strumenti di politica attiva e il risultato è uno scontro aperto che vede la strumentalizzazione dei sentimenti religiosi dei cittadini come elemento di politica attiva militante.
A questo proposito è del 14 marzo 1862 una richiesta al Sindaco di Anzola:
Molto diligentemente il Sindaco rispose il 28 marzo succesivo riferendo le indicazioni richieste, non rilevando nessuna eccezione nel comportamento del sacerdote in questione.
La vita ad Anzola, in quel lontano 1862, non era unicamente incentrata sui problemi politici ed esistevano altri fatti che rendevano ugualmente importante quel primo anno unitario e post risorgimentale.
"All'Ill.mo signor Direttore delle Ferrovie dell'Italia Centrale. Milano.
Dopo questa poco simpatica disavventura ferroviaria di alcuni maggiorenti locali, che dovevano essere parecchio importanti se indussero il sindaco a scrivere una risentita lettera ai responsabili delle ferrovie, arrivarono durante l'estate le Regie truppe dell'esercito per allestire un campo di esercitazioni e istruzioni jmilitari nei prati di Anzola. Questi ultimi "prati di Anzola" fronteggiavano il lato sud della via emilia dall'incrocio con l'odierna via Baiesi fino a Lavino di Mezzo e si estendevano fino alle tenute dette "del Fojano" basti dire che la strada che conduceva dalla via Emilia fino a quest'ultima zona , con villa omonima, era indicata come via Fojano o via Prati.
"Regno d'Italia
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